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Il Rovello · imparare

Grammatica

La grammatica non come un elenco di regole da ripetere, ma come una cosa da riconoscere mentre passa. Si sbaglia quanto si vuole e non costa niente.

Una raccolta

Da che verbo viene

Esce misi, e tu devi dire mettere. Sono i verbi la cui forma non somiglia al loro infinito — nacqui, seppi, tolsi, bevve — e alla fine di ogni partita la pagina ti fa vedere che cosa darebbe la regola e quali altri verbi fanno lo stesso scherzo.

95 verbi, con la tavola completa in fondo

Che cosa ci metteremo

La grammatica italiana ha parecchi punti dove la regola e la lingua non vanno d’accordo, ed è sempre lì che ci si inceppa: i verbi irregolari, i plurali che non seguono la coniugazione (uovo fa uova, dito fa dita), gli aggettivi che vengono da un’altra radice rispetto al nome (occhio ma oculare, fegato ma epatico).

Si comincia dai verbi perché sono il gruppo più grosso e il più utile. Gli altri arriveranno qui, ognuno con la sua cartella, senza che cambi nessun indirizzo già pubblicato.

La forma di un esercizio la decide il materiale, non l’abitudine. Quando nasce da una lista contata — i verbi irregolari sono circa cento famiglie, e non diventano di più — diventa una raccolta: un gioco quotidiano la finirebbe in pochi mesi e la cosa si vedrebbe, mentre una raccolta ha una fine per natura, e averla finita è il premio. Dove invece gli esercizi si costruiscono da soli, come I conti con le figure in matematica, non c’è nessun fondo da temere e se ne fanno quanti se ne vuole.

A chi serve

A chi va a scuola e deve impararli; a chi insegna e cerca esercizi che si rifanno senza fotocopie; a chi l’italiano lo sta imparando da fuori e con gli irregolari ci litiga ogni giorno. E anche a chi l’italiano ce l’ha da sempre: nocqui e parvi fermano quasi tutti.

Qui dentro non si raccoglie niente: nessun cookie, nessun punteggio, nessun dato che parta verso il server mentre giochi. È una regola di tutta la sezione Imparare.