Dietro l’enigma · · 4 minuti di lettura
Parole che sembrano parenti e non lo sono
Marito non viene dal mare, mentre carità e caro vengono dalla stessa radice: come si riconosce una parentela vera fra le parole, e dove finisce la somiglianza.
Quattro parole in fila. Tre vengono dalla stessa radice; la quarta no, ma somiglia alle altre abbastanza per sembrare della famiglia. Trovare l’intrusa è tutto il gioco della Falsa Parentela.
La regola si impara in dieci secondi. La difficoltà sta altrove: la somiglianza fra due parole non dice quasi niente sulla loro origine, e il significato che hanno oggi dice ancora meno.
Come si gioca
Ogni sfida propone quattro parole. Guardatele con calma e provate a capire quali tre condividono la stessa radice. Quando avete scelto l’intrusa, scoprite la soluzione: il gioco vi dice che cosa accomuna le tre parole e da dove arriva invece la quarta.
Non serve sapere il latino né conoscere già le etimologie. Il piacere sta nel formulare un’ipotesi e poi verificarla.
Un esempio: quattro parole, una sola intrusa
- marino
- marito
- marittimo
- mareggiata
A prima vista sembrano tutte della stessa famiglia: le prime lettere suggeriscono una parentela. Ma la somiglianza non basta.
Marino viene dal latino marinus, da mare. Marittimo viene da maritimus, dalla stessa radice. Mareggiata viene da mareggiare, e di nuovo da mare.
Marito viene dal latino maritus, che il Vocabolario Treccani registra come derivato di mas maris, «maschio». E qui sta il tranello: maris è anche il genitivo di mare. Due parole latine diverse che si incrociano in una forma sola, e da quell’incrocio nasce l’impressione di una parentela che non c’è mai stata. Marito non ha mai avuto niente a che fare con il mare.
La falsa parente è dunque marito.
Altre parentele che non esistono
Lavorare e lavare. Tre lettere in comune e nient’altro: lavorare viene dal latino laborare, da labor, «fatica»; lavare viene da lavare, e basta. Due radici distinte che in italiano si sono avvicinate nel suono.
Cavolo e cavallo. Una lettera di differenza, e mille anni di distanza: cavolo risale al tardo latino caulus, dal greco καυλός, «stelo»; cavallo al latino caballus, il cavallo da lavoro. Nessun rapporto.
E parentele vere che non si vedono
Il gioco funziona anche nell’altro senso, e sono le partite più belle: parole che non si somigliano affatto e vengono dalla stessa radice.
Carità e caro. Carità viene dal latino caritas, che significava «affetto, amore» ed è un derivato di carus, «caro». La stessa radice che oggi usiamo per dire che un oggetto costa troppo. Il significato si è spostato tanto da nascondere la parentela, ma la parentela c’è.
Perché le parole ci ingannano
Le somiglianze nascono per tre strade diverse, e una sola delle tre è una vera parentela.
A volte due parole si assomigliano perché vengono dalla stessa origine: è il caso facile. A volte la somiglianza è una coincidenza, oppure nasce da un incrocio come quello fra mas, maris e mare, cioè da due parole diverse che il latino scriveva nello stesso modo. E a volte è il contrario: la parentela esiste, ma il significato si è allontanato tanto nei secoli che nessuno la sospetterebbe.
Per questo l’intuito da solo non basta. Guardare la forma di una parola, o quello che significa oggi, non dice da dove venga. L’etimologia serve esattamente a ricostruire quel percorso.
Che cosa si impara
Niente che vi cambi la vita, e l’ho scritto chiaramente altrove: nessun gioco vi renderà più intelligenti, e questo non fa eccezione.
Quello che vi portate a casa è più modesto e più vero. Qualche etimologia che non conoscevate. L’abitudine a diffidare delle somiglianze, che in italiano è un buon riflesso. E, con il tempo, l’occhio per le famiglie di parole che tornano più spesso: una volta che avete visto tre volte la radice di mare, la riconoscete al volo anche dove è nascosta.
Dopo venti partite saprete venti storie di parole in più. Mi sembra abbastanza per dieci minuti.
Mettetevi alla prova
Pensate di riconoscere l’intrusa fra tre parole imparentate? Provate la Falsa Parentela e guardate quante volte è proprio la parola che vi sembra più familiare a nascondere la sorpresa.
Ogni gruppo di quattro parole è un piccolo enigma. Qualche volta la soluzione salta agli occhi, qualche volta no. Perché conoscere le parole significa anche conoscere le storie che portano con sé.