Rompicapo di logica · uno al giorno

L’indovinello di Einstein

Dagli indizi si ricostruisce chi sta dove, e con che cosa. Nessuna cultura, nessun vocabolario: solo quello che c’è scritto. Einstein non c’entra, ma il nome è quello.

Edizione n.76 · 26 settembre 2026 3 cose da scoprire · 4 posizioni

L’albergo: quattro camere, una accanto all’altra lungo il corridoio.

  1. Chi a colazione prende i biscotti dorme nella camera accanto a chi arriva da Cagliari.
  2. Chi è qui in vacanza arriva da Trieste.
  3. Chi a colazione prende la frutta dorme nella camera 102.
  4. Chi a colazione prende la frutta è qui per un matrimonio.
  5. Chi arriva da Perugia dorme nella camera subito prima di chi a colazione prende il pane e marmellata.
  6. Chi arriva da Cagliari non dorme nella camera 103.
  7. Chi arriva da Torino dorme nella camera subito prima di chi è qui per una gara.
  8. Chi è qui in vacanza dorme nella camera subito prima di chi a colazione prende la frutta.
  9. Chi è qui in vacanza dorme nella camera 101.

Tocca un indizio per segnarlo come usato.

Come si gioca

In alto c’è la scena: quattro o cinque posizioni in fila — case, piani, carrozze — e per ognuna ci sono delle cose da scoprire. Gli indizi dicono come stanno insieme: chi è accanto a chi, chi non beve il caffè, chi abita subito sopra qualcun altro. Da quelle frasi, incrociandole, si arriva a una sola disposizione possibile.

Puoi giocare in due modi, e l’interruttore sopra la tabella li scambia quando vuoi, anche a metà partita. Con la griglia segni le esclusioni una per una, come si fa sulla carta: tocca una casella e diventa ✗ (non è lui), toccala ancora e diventa ● (è lui). Quando metti un punto, le caselle che la regola del gioco esclude si barrano da sole. Con assegna salti le crocette: tocchi una casella e scegli chi ci va.

Controlla dice se quello che hai messo è giusto, e ogni casella sbagliata conta un errore. Svela una casella ne accende una giusta e conta un aiuto. Il punteggio è la somma di errori e aiuti: zero vale il punto pieno.

Einstein non c’entra niente

Il nome è una leggenda, e anche la storia che «solo il 2% della popolazione riesce a risolverlo». La prima pubblicazione nota di questo rompicapo è del 17 dicembre 1962, sulla rivista Life International, e la soluzione uscì tre mesi dopo. Nessuno ha mai trovato una riga di Einstein che ne parli; qualcuno lo attribuisce a Lewis Carroll, e anche lì non c’è niente. La prova più semplice è negli indizi originali: citavano marche di sigarette che non esistevano quando Einstein era bambino, e tanto meno ai tempi di Carroll.

Allora perché chiamarlo così? Perché è il nome con cui lo cercano tutti. Lo usiamo, e diciamo com’è andata davvero: sono due cose che possono stare insieme.

L’altro nome è puzzle della zebra, e viene proprio da quella versione del 1962: cinque case, cinque nazionalità, cinque bevande, cinque marche di sigarette, cinque animali, e alla fine due domande — chi beve acqua, e chi possiede la zebra. Le risposte non comparivano in nessun indizio: si ricavavano per esclusione, quando tutto il resto era al suo posto.

Da dove esce l’enigma di oggi

Non da una raccolta: si compone ogni giorno dal numero dell’edizione, e la stessa edizione dà lo stesso enigma a tutti. Quello che è scritto a mano è il vocabolario — i temi, con i loro luoghi e le loro parole — mentre la disposizione e gli indizi nascono sul momento.

Ogni enigma viene verificato prima di comparire, e le cose verificate sono due, diverse fra loro: che la soluzione sia una sola, e che ci si arrivi ragionando. La seconda è la più difficile da garantire, ed è quella che fa la differenza fra un gioco e una scommessa: gli indizi si aggiungono finché un risolutore che non tira mai a indovinare non chiude la griglia da solo, e poi si toglie tutto quello che non serviva.

Alla fine ogni indizio pesa, ma va detto in che senso: pesa per chi non indovina mai. Togline uno qualsiasi e chi procede solo per deduzioni certe si ferma. Se invece ti permetti di provare un’ipotesi e tornare indietro quando sbatti contro una contraddizione, di indizi te ne bastano meno: in questi enigmi, misurando, circa sette su dieci. Non è un difetto: è la differenza fra la soluzione è una sola e ci si arriva senza scommettere, e gli indizi qui sono tarati sulla seconda.

Domande frequenti

L’indovinello di Einstein l’ha scritto davvero Einstein?

No. È una leggenda, e anche quella del «solo il 2% della popolazione riesce a risolverlo». La prima pubblicazione nota è del 17 dicembre 1962, sulla rivista Life International, e le marche di sigarette che comparivano negli indizi originali non esistevano quando Einstein era bambino. Si chiama così perché il nome funziona, non perché sia vero.

Che differenza c’è fra indovinello di Einstein e puzzle della zebra?

Nessuna: sono due nomi dello stesso gioco. «Puzzle della zebra» viene dalla versione del 1962, che finiva chiedendo chi beve acqua e chi possiede la zebra.

Quanto è difficile?

Nei giorni feriali le posizioni sono quattro e per ognuna ci sono tre cose da scoprire: cinque o sei minuti. La domenica si passa a cinque posizioni e quattro cose, che è il formato classico del 1962 e chiede il doppio del tempo.

Che differenza c’è con gli enigmi di logica del sito?

Negli enigmi di logica le persone sono un elenco e si tratta solo di abbinare: chi ha che cosa. Qui le posizioni sono in fila — case, piani, carrozze — e questo apre indizi che lì non esistono: chi sta accanto a chi, chi viene subito prima, chi sta da qualche parte prima di un altro. È la differenza che fa il puzzle della zebra, e cambia il modo di ragionare.

Si risolve sempre ragionando?

Sì, ed è verificato a ogni edizione. Il generatore aggiunge indizi finché un risolutore che usa solo deduzioni certe — mai un tentativo — non chiude la griglia da solo; poi toglie tutti quelli che non servivano. Non c’è mai bisogno di tirare a indovinare, e la soluzione è una sola.

Perché ci sono due modi di giocare?

La griglia degli incroci è il modo classico, quello della carta: si segnano le esclusioni e la soluzione emerge. L’assegnazione diretta è più rapida e più comoda sul telefono. Si può passare dall’una all’altra a partita iniziata: è lo stesso enigma e lo stesso stato.

Ci sono altri giochi di deduzione?

Sì: gli enigmi di logica, dove le persone sono un elenco e si abbina soltanto — senza il «chi sta accanto a chi» che trovi qui — e Le stanze, dove quattro persone si muovono fra sei stanze in due momenti. Tutti gli altri sono nella pagina dei giochi.

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