I giochi · edizione n.68

Giochi di parole italiani

Anagrammi, crittogrammi, catene, proverbi. Tutti gli enigmi che si giocano con quello che sai già senza saperlo: come suonano le parole, da dove vengono, quali si somigliano per caso. Nuovi ogni giorno, gratis e senza registrazione.

La catena Da una parola all'altra cambiando una lettera per volta, e ogni passaggio dev'essere una parola vera. ha una pagina sua Il crittogramma Una frase in cui ogni lettera è stata sostituita da un'altra: si decifra dalle ricorrenze, non dal vocabolario. ha una pagina sua La parola in giostra Un anagramma da ricomporre facendo scorrere le lettere, come nel gioco del quindici. ha una pagina sua Il groviglio Le parole di una frase nascoste in una griglia di lettere: trovate tutte, la frase si ricompone. ha una pagina sua Il Legame Quattro parole e un filo che le tiene insieme: non il significato, ma qualcosa che hanno in comune. si apre nell’edizione di oggi Il proverbio falso Tre proverbi italiani veri e uno inventato con cura: riconosci quello che non esiste. si apre nell’edizione di oggi Falsa parentela Parole che sembrano imparentate e non lo sono: l'etimologia contro l'apparenza. si apre nell’edizione di oggi La Parola Doppia Due definizioni lontanissime per una parola sola: trovala. si apre nell’edizione di oggi Ricomponi I pezzi di un proverbio mescolati, da rimettere in fila. si apre nell’edizione di oggi Il ponte Da una parola all'altra passando per i significati, un gradino alla volta. si apre nell’edizione di oggi Le corrispondenze Carte da accoppiare per quello che significano, non per come sono scritte. si apre nell’edizione di oggi

Che cosa sono i giochi di parole

Non sono giochi di cultura. Un quiz ti chiede se sai una cosa; un gioco di parole ti chiede di guardare la lingua invece di usarla — di accorgerti che «lama» letta al contrario fa «amal», che «porta» e «portare» non sono parenti, che fra CANE e CASA c’è una lettera sola di differenza.

È materiale che hai già in testa. Nessuno impara a memoria che «gallina vecchia fa buon brodo»: lo si è sentito dire, e basta. Un gioco di parole fa affiorare quel sapere che non sapevi di avere, ed è per questo che si può giocare a qualunque età senza aver studiato niente.

Che cosa allenano davvero

Tre cose diverse, che vale la pena distinguere perché non tutti i giochi le allenano tutte.

La flessibilità. Un anagramma chiede di smettere di vedere la parola che hai davanti per vedere quella nascosta. È difficile proprio perché il cervello, appena riconosce una forma, smette di cercarne altre — e sbloccarsi è un’abilità che si esercita.

Il riconoscimento di schemi. Un crittogramma non si risolve sapendo l’italiano: si risolve notando che una lettera torna otto volte e un’altra mai. È la stessa capacità che serve a leggere un grafico o a capire perché un conto non torna.

Il recupero dalla memoria. «Quattro parole e un legame»: il lavoro non è ragionare, è tirare fuori la parola giusta da un magazzino enorme e disordinato. È l’esercizio che più somiglia a quello che chiamiamo «avere la parola sulla punta della lingua».

Come si risolve un anagramma

Non provando le combinazioni: sono troppe. Una parola di otto lettere ne ha quarantamila, e nessuno le scorre a mente.

1. Parti dalle consonanti rare

Se fra le lettere c’è una Z, una Q o una V, comincia da lì: in italiano quelle lettere hanno pochissimi vicini possibili. La Q è quasi sempre seguita da U, e quel pezzo si incastra da solo.

2. Cerca le terminazioni, non gli inizi

L’italiano finisce quasi sempre per vocale, e le terminazioni sono poche: -are, -ere, -ire, -ione, -mento, -tà, -zione. Se le lettere contengono I-O-N-E, prova a metterle in fondo e guarda cosa resta: hai dimezzato il problema con una mossa.

3. Conta le vocali

Una parola italiana ha in media una vocale ogni due lettere. Se te ne ritrovi sei su otto, non stai cercando un sostantivo: cerca un verbo coniugato o una parola composta.

4. Scrivi le lettere in cerchio

Sembra un trucco da niente ed è il più efficace: disposte in fila, le lettere suggeriscono l’ordine in cui le hai lette. In cerchio no, e il cervello smette di rivedere sempre la stessa parola.

Come si risolve un crittogramma

Un crittogramma è una frase in cui ogni lettera è stata sostituita sempre dalla stessa lettera diversa. Non si decifra indovinando: si decifra contando.

1. Le parole di una lettera

In italiano una parola di una lettera sola è
quasi sempre E, A, O oppure I.

Trovata quella, hai già una lettera su ventuno, e ogni sua ricorrenza nel resto della frase si accende.

2. Le doppie

L’italiano è pieno di doppie, e non tutte sono ugualmente probabili: le più frequenti sono LL, TT, SS, NN, RR. Due simboli uguali di fila sono quasi certamente una di queste.

3. La lettera più frequente

In italiano è la E, seguita da A, I, O. Se un simbolo ricorre molto più degli altri, parti dall’ipotesi che sia una E e vedi se regge. Se produce parole impossibili, prova con la A.

4. Gli articoli e le preposizioni

Le paroline corte sono il grimaldello: il, la, di, che, non, per, una. Un gruppo di tre simboli che ricorre spesso, con il primo uguale a una lettera già trovata, è quasi sempre «che» o «non».

Questo è il metodo che usa Il crittogramma: la frase cambia ogni giorno, la tecnica resta la stessa.

Come si risolve una catena di parole

La catena — inventata da Lewis Carroll, lo stesso di Alice — chiede di passare da una parola all’altra cambiando una lettera per volta, e ogni passaggio dev’essere una parola vera.

CANE → CASE → CASA

La mossa che sblocca quasi tutte le catene è lavorare dai due capi. Se parti solo dall’inizio, ti perdi in un albero che si allarga a ogni passo. Partendo anche dalla fine e cercando di farle incontrare, il numero di strade da provare crolla — ed è lo stesso motivo per cui si scava un tunnel da entrambi i lati.

L’altra regola: cambia per prime le vocali centrali. In italiano sono quelle che generano più parole vere, mentre toccare la prima o l’ultima lettera porta più spesso a vicoli ciechi.

Perché in italiano è diverso che in inglese

Quasi tutti i giochi di parole famosi nascono in inglese, e in italiano funzionano peggio o diversamente. Il motivo è la forma delle parole.

L’inglese è pieno di parole di quattro o cinque lettere che finiscono per consonante: CAT, WORD, GAME. L’italiano quasi mai — le nostre finiscono per vocale e sono più lunghe. Per questo un gioco come il Wordle in italiano è più facile sulle terminazioni e più difficile sulle radici, e per questo una catena italiana ha meno passaggi possibili di una inglese.

E poi ci sono i proverbi, che in italiano sono un patrimonio enorme e condiviso: nessuno li ha studiati, tutti li riconoscono. È materiale da gioco che in altre lingue non c’è nella stessa misura, ed è il motivo per cui Il proverbio falso funziona qui e altrove no.

Uno nuovo ogni giorno, uguale per tutti

Ogni gioco cambia a mezzanotte, ora italiana, ed è lo stesso per chiunque lo apra: è quello che rende sensato confrontarsi. Non c’è niente da installare, niente da registrare e nessuna pubblicità.

Trovi anche gli altri giochi — logica, numeri, rompicapo a griglia — o tutti insieme nell’edizione di oggi.

Domande frequenti

Servono per imparare l’italiano?

Aiutano, ma non sono pensati per questo: danno per scontata una lingua che si parla già. Per chi la sta imparando sono più adatti i giochi con le definizioni, come Le corrispondenze.

Vanno bene per i ragazzi?

Dalla terza media in su quasi tutti. La catena e il groviglio anche prima: non chiedono vocabolario, solo attenzione.

Si possono giocare dal telefono?

Sì, tutti. Si tocca, non si trascina.

Quanto tempo ci vuole?

Fra i due e i dieci minuti l’uno. Non sono pensati per durare: sono pensati per tornare domani.

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