Gioco di parole · una raccolta
Figure e lettere da leggere di seguito, fino alla frase nascosta: un proverbio, un modo di dire, una frase celebre. Non escono ogni giorno — arrivano quando sono pronti, e restano qui.
È il primo. I prossimi arrivano senza un calendario fisso: quando un rebus è pronto, esce, e si aggiunge qui sotto. Quelli vecchi restano, e restano da giocare: le soluzioni non sono scritte da nessuna parte.
Guarda l’immagine e leggila da sinistra a destra, un pezzo dopo l’altro: le lettere come sono scritte, le figure con il loro nome — o con quello che vogliono dire. Quando hai la frase, scrivila nel riquadro. Maiuscole, accenti e apostrofi non contano: citta e CITTÀ valgono uguale, e un errore di battitura in una frase lunga non ti fa perdere il rebus.
Puoi provare quante volte vuoi. Se la frase non è giusta, la pagina ti dice quante parole hai già azzeccato. Se ti blocchi, chiedi un indizio: prima quelli scritti per quel rebus, poi quante lettere ha ogni parola, infine le iniziali. E se proprio non viene, Mi arrendo mostra la soluzione e spiega come si leggeva.
Una lettera scritta nell’immagine si legge così com’è, e spesso è un articolo, una preposizione, un verbo corto: IL, DI, È. Sono i pezzi facili, e dicono già qualcosa della forma della frase.
Non sempre con la prima che viene in mente. Una bilancia può essere una BILANCIA, ma anche la GIUSTIZIA; una colomba può essere la PACE; un cuore, l’AMORE. Se una parola non torna, prova il sinonimo, il simbolo, quello che la figura fa o rappresenta.
Sapere che si cerca un proverbio aiuta più di quanto sembri: i proverbi italiani sono tanti, ma hanno una forma riconoscibile. Appena hai due o tre pezzi, chiediti quale frase conosciuta li contiene.
Nell’enigmistica classica il rebus ha regole più severe: sulle figure sono scritte delle lettere, e mettendo in fila lettere e nomi si ottiene una prima frase che non vuol dire niente — la prima lettura. Poi la si ridivide in parole diverse seguendo il diagramma, i numeri che dicono quante lettere ha ogni parola. Qui i rebus sono più diretti, e il diagramma è uno degli indizi.
La parola è latina: rebus vuol dire «con le cose». L’idea è proprio quella: dire una frase non con le parole, ma con le cose che si possono disegnare. Il gioco è antico — negli stemmi medievali e rinascimentali molte figure si leggevano come il nome della famiglia — e Leonardo da Vinci ne disegnò decine, su fogli che oggi sono nella Royal Collection, a Windsor. In Italia è diventato popolare nel Novecento con le riviste di enigmistica, che gli hanno dato le sue regole.
Non c’è un calendario fisso. Un rebus disegnato bene chiede tempo, e preferiamo farne uno buono ogni tanto che uno debole ogni giorno. I nuovi compaiono in cima alla raccolta, e i vecchi restano.
Da nessuna parte, ed è voluto: anche i rebus più vecchi restano da giocare. La soluzione di un rebus la vedi quando lo risolvi, oppure quando ti arrendi — e solo di quel rebus: gli altri restano chiusi.
No: i rebus non fanno parte dell’edizione del giorno e non entrano nella bacheca. Si risolvono per il gusto di risolverli.
Sì, e quelli escono ogni giorno: la sciarada, il crittogramma, la catena e gli altri della pagina dei giochi di parole.