Gioco di parole · una raccolta
Figure e lettere da leggere di seguito, fino alla frase nascosta: un proverbio, un modo di dire, una frase celebre. Di due generi — illustrati e classici — e non escono ogni giorno: arrivano quando sono pronti, e restano qui.
(3 4 8 9 5)
Rebus classico. Figure e lettere, lette di seguito, danno una prima lettura da ridividere seguendo il diagramma. Che differenza c’è?
4 rebus, dal più nuovo. Le soluzioni non sono scritte: si scoprono solo giocando. La pagina si ricorda, su questo dispositivo, quali hai già risolto.
n.4
Classico · Proverbio
Quello qui sopra
n.3
Classico · Proverbio
n.2
Classico · Proverbio
n.1
Illustrato · Proverbio
Guarda l’immagine e leggila da sinistra a destra, un pezzo dopo l’altro: le lettere come sono scritte, le figure con il loro nome — o con quello che vogliono dire. Quando hai la frase, scrivila nel riquadro. Maiuscole, accenti e apostrofi non contano: citta e CITTÀ valgono uguale, e un errore di battitura in una frase lunga non ti fa perdere il rebus.
Puoi provare quante volte vuoi. Se la frase non è giusta, la pagina ti dice quante parole hai già azzeccato. Se ti blocchi, chiedi un indizio: prima quelli scritti per quel rebus, poi — negli illustrati — quante lettere ha ogni parola (nei classici il diagramma è già sotto la vignetta), infine le iniziali. E se proprio non viene, Mi arrendo mostra la soluzione e spiega come si leggeva.
Una lettera scritta nell’immagine si legge così com’è, e spesso è un articolo, una preposizione, un verbo corto: IL, DI, È. Sono i pezzi facili, e dicono già qualcosa della forma della frase.
Non sempre con la prima che viene in mente. Una bilancia può essere una BILANCIA, ma anche la GIUSTIZIA; una colomba può essere la PACE; un cuore, l’AMORE. Se una parola non torna, prova il sinonimo, il simbolo, quello che la figura fa o rappresenta.
Sapere che si cerca un proverbio aiuta più di quanto sembri: i proverbi italiani sono tanti, ma hanno una forma riconoscibile. Appena hai due o tre pezzi, chiediti quale frase conosciuta li contiene.
Qui leggere le figure non basta: lettere e nomi, messi in fila, danno una sequenza che non è ancora la frase, e che va ritagliata in un altro punto. Come, lo spiega il paragrafo qui sotto.
Nella raccolta ci sono due generi, e ogni rebus dice di quale è, sotto la vignetta. Non è una pignoleria: sono due giochi diversi, e chi li conosce se ne accorge subito.
Le figure nominano direttamente le parole della frase: per nome, o per quello che rappresentano — una bilancia per la GIUSTIZIA, una colomba per la PACE. Si risolve trovando la parola giusta per ogni figura e riconoscendo la frase che ne esce. È il genere dei libri di giochi e delle pagine per ragazzi, dove a volte si chiama anche pittogramma: immediato, godibile, per tutti. In senso stretto non è un rebus, e lo diciamo.
È quello dell’enigmistica, e ha una regola d’oro: nessuna figura dice una parola della soluzione. Sulle figure, o intorno a loro, ci sono delle lettere; leggendo tutto di seguito — le lettere come sono, le figure col loro nome — si ottiene la prima lettura, che non è ancora la frase. Poi la si ridivide in parole diverse seguendo il diagramma, i numeri fra parentesi sotto la vignetta: (2 5 1’6) vuol dire una parola di due lettere, una di cinque, e poi una e sei unite da un apostrofo. Il piacere sta tutto lì: la frase non si vede finché non la si ritaglia nel punto giusto.
Nell’enigmistica più severa la prima lettura dovrebbe essere a sua volta una frase di senso compiuto, e le lettere scritte dovrebbero essere poche. I nostri non sempre ci riescono: quando un rebus è a prima lettura libera, o ha qualche altra imperfezione da manuale, lo scriviamo nella spiegazione che compare dopo la soluzione.
La parola è latina: rebus vuol dire «con le cose». L’idea è proprio quella: dire una frase non con le parole, ma con le cose che si possono disegnare. Il gioco è antico — negli stemmi medievali e rinascimentali molte figure si leggevano come il nome della famiglia — e Leonardo da Vinci ne disegnò decine, su fogli che oggi sono nella Royal Collection, a Windsor. In Italia è diventato popolare nel Novecento con le riviste di enigmistica, che gli hanno dato le sue regole.
Non c’è un calendario fisso. Un rebus disegnato bene chiede tempo, e preferiamo farne uno buono ogni tanto che uno debole ogni giorno. I nuovi compaiono in cima alla raccolta, e i vecchi restano.
Nel rebus illustrato le figure dicono le parole della frase; nel classico no: le figure e le lettere danno una prima lettura che va ridivisa seguendo il diagramma. Il primo è più immediato, il secondo è il rebus dell’enigmistica. Più in dettaglio, qui sopra.
Da nessuna parte, ed è voluto: anche i rebus più vecchi restano da giocare. La soluzione di un rebus la vedi quando lo risolvi, oppure quando ti arrendi — e solo di quel rebus: gli altri restano chiusi.
No: i rebus non fanno parte dell’edizione del giorno e non entrano nella bacheca. Si risolvono per il gusto di risolverli.
Sì, e quelli escono ogni giorno: la sciarada, il crittogramma, la catena e gli altri della pagina dei giochi di parole.